10

Salvatore Zoncheddu
Appunto / appuntamento
.

.

PRIMO APPUNTAMENTO
giorno del primo appuntamento: venerdì 29 maggio alle 17:30.

Prima di uscire di casa il ritrattista finisce di impacchettare il regalo da consegnare al soggetto, lo fotografa e lo mette dentro la borsa insieme ad un blocco di fogli a righe e un astuccio con delle matite e la macchina fotografica che servirà a documentare i momenti passati insieme.
Il ritrattista si avvia al bar Caffè degli artisti in anticipo per scegliere quale tavolino sia meglio utilizzare per il lavoro. Sceglie quello più riparato e tranquillo. 
Fotografa il tavolino vuoto. 
Alle 17.30 il soggetto arriva al locale, gli viene da ridere leggendo il nome del bar, forse una scelta banale del luogo per un ritratto.
I due si presentano e provano a capire se tra di loro c’è intesa. Dopo qualche chiacchiera sul cosa significa farsi fare il ritratto, il ritrattista chiede al soggetto se ha portato con sé la foto che gli ha chiesto il giorno prima — una foto dove lui è uscito bene o una che lo identifica maggiormente, magari la foto dell’università. In tal modo, il soggetto entrerà nel ritratto, come accade in Gruppo di famiglia in un interno, dove Silvana Mangano scelse i suoi gioielli e abiti da portare in scena. La foto portata sarà un regalo che il ragazzo darà al ritrattista. 
Il ritrattista fotografa il soggetto con in mano la sua foto.
Il ritrattista, annoiato, chiede al soggetto di scegliere in una lista di possibilità l’oggetto che ha portato per lui: potrebbe essere un cioccolatino, uno smalto per unghie, delle bolle di sapone o una piantina. Quindi il ritrattista prende un foglio a righe dalla borsa e come si fa nei quiz a crocette scrive i possibili oggetti; il soggetto dovrà sceglierne uno in base alle sue sensazioni.
Stupito dalle bolle di sapone il soggetto si mette a giocare.
Il ritrattista fotografa il soggetto mentre il soggetto fa le bolle di sapone.
Prendendo un foglio dal blocco il ritrattista chiede al soggetto di scrivere una sua frase o poesia che ripete spesso o che ama, che gli appartiene, lasciando libero spazio creativo al soggetto che oltre a scrivere potrà fare qualche scarabocchio.
Il ritrattista fotografa il soggetto mentre scrive.
Prima di salutarsi il ritrattista chiede al soggetto di mostrare le proprie mani e di portarne una sul petto.
Il ritrattista fotografa le mani del soggetto.
Alla fine della serata i due, ormai in confidenza si salutano e si mettono d’accordo per il prossimo appuntamento.
Il soggetto con le sue bolle di sapone e il ritrattista con la foto e i due fogli e le fotografie dell’appuntamento.
.

.

SECONDO APPUNTAMENTO
giorno del secondo appuntamento: domenica 31 maggio alle 14:30.

Prima di uscire di casa, il ritrattista prepara le foto da portare all’appuntamento, porta con sé le foto di: un dipinto di Manet in cui è ritratto il figlio dell'artista che fa le bolle di sapone; un bambino con l’armatura di John Myers; il ritratto di Peter Washing di David Hockney; un dipinto di El Greco che rappresenta un cavaliere con la mano sul petto; il Doppio Ritratto di Giorgione; il Ritratto di Giovane di Lorenzo Lotto; un dipinto di Tiziano di un uomo con in mano un guanto; Yves Klein fotografato durante l’inaugurazione di una mostra.
Non tutte queste foto saranno utili per l’appuntamento, ma alcune riusciranno ad affinare l’intesa tra il ritrattista e il soggetto. 
Il ritrattista mette in borsa anche il blocco di fogli a righe e un astuccio con delle matite e la macchina fotografica che servirà per documentare i momenti passati insieme al soggetto.
  
L’incontro tra il ritrattista e il soggetto sarà all’ingresso del parco, vicino alla fontana.
Dopo essersi salutati, il ritrattista fotografa il soggetto vicino alla fontana.
Entrati al parco, insieme scelgono un posto tranquillo sull’erba dove potersi sedere.
I due si siedono sull’erba e raccontano le loro giornate ricordando il primo appuntamento.
Dopo qualche istante il soggetto tira fuori dalla borsa gli oggetti personali, richiesti dal ritrattista nel primo appuntamento, che lo identificano e che, alla fine dell’appuntamento, il soggetto regalerà al ritrattista come suo ricordo.
Il ritrattista fotografa il momento.
Dopo aver parlato degli oggetti portati, il ritrattista tira fuori dalla borsa le foto della storia dell’arte. Il soggetto guarda sorpreso le foto.
Il ritrattista fotografa il soggetto con le foto.
Il soggetto collega le bolle di sapone di Manet con il primo appuntamento; sorpreso sfoglia le altre foto.
Il ritrattista regala le foto al soggetto e insieme parlano di diversi temi, stimolati dalle foto dell’arte.
Il ritrattista chiede al soggetto di assumere la posa che più gli piace imitando la posa di un personaggio.
Il ritrattista fotografa il soggetto e la sua posa.
Il ritrattista prende un foglio e chiede al soggetto di appuntare come gli piacerebbe essere ritratto.
Il ritrattista fotografa il soggetto che scrive.
Il ritrattista chiede al soggetto di fare una passeggiata nel parco. Mentre camminano, il ritrattista gli fa delle domande che riguardano il corpo e l’essere ritratti, arrivando a parlare del rapporto con la famiglia e con la società.
Il ritrattista chiede al soggetto se ha con sé le bolle di sapone del primo appuntamento. Il soggetto gioca.
Il ritrattista fotografa il soggetto che gioca.
I due continuano la passeggiata verso l’uscita del parco.
Si salutano e si danno appuntamento per la prossima giornata.
Il ritrattista con gli oggetti e i fogli appuntati e il soggetto con le foto della storia dell’arte.
.

.

TERZO APPUNTAMENTO
giorno dell’ultimo appuntamento: domenica 6 giugno alle 15:00.

Il giorno del ritratto finale il ritrattista aspetta il soggetto a casa sua e sistema la camera: prepara la sedia, chiude le tende, decide la luce e mette della musica a basso volume.
Sul tavolo da lavoro prepara le matite 4B, 5B e 6B, la gomma, il tempera matite, qualche matita colorata. E posiziona tutto vicino al blocco di fogli a righe che porta sempre con sé e i fogli bianchi su cui fare il ritratto.
  
Per questo ultimo appuntamento, il ritrattista ha posto una condizione al soggetto: durante tutto il tempo del ritratto NON SI PARLA.

Alle 15:30 il soggetto suona il campanello numero 6 alla casa del ritrattista. 
Il ritrattista si prepara e scende per raggiungerlo.
I due si salutano e salgono al quarto piano in ascensore.
Il ritrattista fotografa il soggetto in ascensore.
Entrati in casa, il ritrattista accompagna il soggetto nella camera.
Il soggetto si toglie i vestiti e si siede sulla sedia preparata per lui, con lo sguardo rivolto verso il ritrattista.
Il ritrattista si siede e osserva il soggetto, prende il blocco di fogli bianchi e inizia a delimitare lo spazio del soggetto.
Il ritrattista impiega la maggior parte del tempo ad osservare il soggetto per capirne lo sguardo, la fisionomia e le ombre.
Dopo un’ora e mezza, senza mostrare al soggetto il ritratto finito, il ritrattista decide di terminare e chiede al soggetto di rivestirsi.
Il ritrattista accompagna il soggetto alla porta di ingresso e i due si salutano.
Forse non si incontreranno più.
  
Qualche settimana dopo il ritrattista spedisce il ritratto al soggetto.
.

.

.

§
.
Era stata posta la domanda: «Si dà dialogo tra due estranei? E, se si dà, in che modo si svolge?» Rispose: «Si può dire che c’è un prima del dialogo che consiste nella preparazione al dialogo, lenta o febbrile che sia. Non sappiamo ancora come esso si svolgerà né quale forma prenderà, e tuttavia già da subito la convinzione, anche se non esplicita, che il dialogo è già in atto: dialogo silenzioso che si svolge con un interlocutore assente. C'è poi un dopo dialogo, o un dopo-silenzio. E infatti tutto quel che abbiamo potuto dire all’altro nel corso dello scambio di parole —  più che scambio di parole si tratta in realtà di un tirocinio di parole — è soltanto l’ombra di questo silenzio. Silenzio al quale ci rinvia ogni parola insondabile, vuota, chiusa tutta in se stessa, ogni parola che invano si cerca di penetrare. Infine c’è quel che consiste nel dialogo vero e proprio, e che è insostituibile, vitale, ma purtroppo non ha avuto luogo: comincia nello stesso momento in cui sia io che l’altro ci separiamo e torniamo, tutti e due, nella nostra solitudine.
 Come per accostarsi al dialogo, anche per accostarsi al libro ci sono dei gradini. Scrivere è salire i gradini delle nostre lacune. Sulla cima, la Parola.
da Edmond Jabes, Il Libro del Dialogo, 1984

Per il ritrattista e il soggetto, in cima ai gradini non c’è la parola, bensì un ritratto silenzioso.
I tre appuntamenti raccontano la relazione tra il ritrattista e il soggetto ritratto. Questa relazione avviene all’interno dello spazio della pittura, uno spazio teatrale in cui si mettono in scena dei gesti e delle azioni che somigliano a quelle di due innamorati. E lì dove si sviluppa l’improvvisazione, il ritrattista, coinvolto nella scena, finisce per ritrarre anche sé stesso nel corpo del suo soggetto.

.

.

.
.
Salvatore Zoncheddu, appunto / appuntamento, 2021.

Il ritratto si compone delle seguenti parti.
Fotografia in bianco e nero (apertura): appunto/appuntamento — panchina, 20x20 cm. Canovacci: Primo appuntamento; Secondo appuntamento; Terzo appuntamento. Fotografie degli appuntamenti: regalo — bolle di sapone; mon enfant prodige; impossibile mosso da desiderio e curiosità; Eternamente — Nilla Pizzi; una foto con te; è lorenzo; tutto bene, ciao Milano; è un dialogo impossibile. Disegni: Appunti/ritratti, grafite su carta, 20x20 cm; Ritratto silenzioso, grafite su carta, 20x30 cm. Fotografia in bianco e nero (chiusura): appunto/appuntamento — una tua immagine per sempre, 20x20 cm.

Grazie ad Alessandro Travaini e Giuseppe Sedda.