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Alice Savio
Sguardo molto dall'alto
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Mi sono alzata alle 5.30 circa, ho fatto colazione mi sono vestita e ho finito di preparare lo zaino. Verso le 6.15 sono partita in macchina dirigendomi verso casa di Arianna per prendere lei e Letizia che erano già lì ad aspettarmi. Accosto, loro caricano gli zaini nel baule e partiamo. Direzione Rifugio Boffalora. Attraversiamo Desio e prendiamo la Milano-Meda direzione Como. Letizia è seduta davanti e mi fa da navigatore: le dico di stare attenta a farmi prendere l’uscita prima di Chiasso altrimenti finiamo in Svizzera. Ridendo e scherzando costeggiamo il lago per poi iniziare a salire verso il piccolo paese di Pigra. Mi accorgo che la macchina sta andando in riserva di benzina e quindi chiedo alle mie amiche di cercare un benzinaio su google maps. Ne troviamo uno poco prima di San Fedele Intelvi, chiediamo di farci 20 euro e poi ripartiamo. Sulla strada è pieno di belle ville d’epoca e case di villeggiatura. Ad un certo punto dopo aver passato un paio di viuzze strette ci troviamo in una piccola strada con molte curve immersa nel bosco illuminato dalla luce di quell’ora, ancora leggermente dorata che crea un bellissimo paesaggio. 
Arriviamo finalmente al rifugio Boffalora dove troviamo un parcheggio sterrato in cui parcheggiare. Mettiamo gli scarponi, prendiamo gli zaini e imbocchiamo il sentiero In direzione del Monte Crocione (la nostra meta finale). Strada asfaltata e leggermente in salita, passiamo davanti a una serie di case con annessa una stalla, intuiamo che gli animali devono essere andati al pascolo. Sorpassato il piccolo caseificio valuto se far volare il drone o meno, ancora un po' scettica su quanto avrebbe resistito la batteria; decido di utilizzarlo per scattare la prima foto: fino ad ora abbiamo percorso circa 1,5 km da quando siamo partite al parcheggio.
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Decido anche di scattare una foto (la prima di una serie) con il cellulare per immortalare il lago, immagine che prenderò da esempio per i disegni che farò una volta tornata a casa. In seguito dico ad Arianna, munita di contachilometri sul cellulare, di avvisarmi quando avremo raggiunto i 2,5 km, i 3,5 km e così via in modo tale da scattare una foto con il drone ad ogni chilometro percorso. 
Poco prima del secondo chilometro un gregge di caprette ci attraversa la strada, Letizia nota che ci sono anche una pecora e un agnellino. Qualche metro più avanti faccio volare il drone, leggermente intimorita da tre falchi che danzano in aria proprio sopra le nostre teste ed esattamente nel punto in cui il drone sarebbe andato volando. Per un momento immagino che i falchi possano scambiare il drone per un uccello e attaccarlo, poi pero una volta in aria, ruotando la fotocamera verso l’orizzonte noto che si sono allontanati probabilmente spaventati dal rumore delle eliche. Scatto la foto, ripongo il drone nella custodia e ripartiamo.
Letizia e Arianna hanno più fiato di me, sono in vantaggio di qualche metro, prendo ciò come scusa per sostare per qualche secondo ogni volta che sono stanca, per riprendere fiato e godermi la vista sul lago: il ramo di Como è sempre più ampiamente visibile, mentre di quello di Lecco si vede solo un minuscolo pezzettino, leggermente sfumato dalla foschia. Raggiungiamo i 3,5 km: c’è un altro caseificio con delle piccole finestre e tende decorate tipo centrini. Davanti all’edificio sul ciglio della strada notiamo un laghetto quasi perfettamente circolare, lo circoscriviamo e arrivando dall’altra parte godiamo di una bellissima vista sul ramo di lecco con tutte le montagne sullo sfondo, anche le più lontane sono visibili. Decido si scattare qualche foto con la macchina fotografica a rullino. Faccio volare il drone e scatto la foto, rimanendo appagata dalla bella composizione dell’immagine, con il lago e la strada che assieme sembrano l’ingrandimento di una cellula al microscopio. Continuiamo a camminare e la strada si fa sempre più in piano, la fatica si sente pochissimo. Raggiungiamo i 4,5 km: non c’ è nulla di particolare che mi colpisce nel paesaggio circostante, distese di prati senza neanche un albero. Considero la possibilità di non far volare il drone, ma poi penso che sarebbe un peccato spezzare il ritmo dei km saltando uno scatto. Faccio atterrare il drone e mi rassicuro notando che la batteria in uso ha ancora un po’ di carica: ne ho ancora due di scorta nello zaino e ciò mi fa sentire serena: il progetto di scattare una foto per ogni km andrà a buon fine.
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Falchi e gheppi continuano a volare su di noi e io ne rimango catturata. Più cammino e più mi rendo conto di aver scoperto un posto affascinante, molto valido per una tendata con gli amici: un luogo in cui tornare. Poco prima del rifugio Venini (visibile in lontananza) alzo in aria il drone e scatto l’ennesima foto.
 Arriviamo al rifugio Venini, il sole va e viene e noi ci fermiamo a pranzare sui tavolini del rifugio che però è chiuso. Sono le 10.36: Arianna tira fuori la sua bella schiscietta con la pasta fredda mentre io e Letizia ci gustiamo i nostri panini al salame. Credo di essermi addormentata sul tavolo poco dopo aver finito il panino. L’ultima cosa che ricordo è Arianna che mi offre un Happy Hippo, buonissimo ma che purtroppo mi sono gustata in fase di abbiocco. Prima di ripartire ci copriamo con il kway, inizia a tirar vento e il cielo si fa sempre più nuvoloso. La strada diventa sterrata, ci troviamo in mezzo a delle fortificazioni risalenti alla prima guerra mondiale. Curiosiamo un po’, dopo di che faccio volare il drone, dato che abbiamo ormai raggiunto i 6,5 km. Riprendiamo a camminare e ormai il cielo è completamente grigio, il lago è quasi interamente visibile se non fosse per il Monte Crocione che spezza in due la visuale. Poco prima dell’ennesimo caseificio scatto una foto con il drone: nonostante il paesaggio sembrasse uguale a quello dei 4,5 km noto in realtà che il prato circostante è colmo di pietre e sassi bianchi. Mi accorgo quindi che anche se apparentemente i vari paesaggi offerti dal sentiero appaiono tutti piò o meno simili, in realtà con una visione dall’alto ci sarà sempre qualche caratteristica che renderà unica la visuale.
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La vetta è vicina, riusciamo a vedere la croce sulla cima, mancano solo 3 km.
Raggiungiamo gli 8,5 km, il sentiero che ormai è diventato una stradina di montagna percorribile solo in fila indiana, passa in mezzo a una serie di arbusti verdi. Nella foto scattata con il drone mi accorgo del graduale svanire della vegetazione verso la parte destra dell’immagine (corrispondente alla parte più alta del versante del monte). 
Nel punto dei 9,5 km esploriamo un piccolo gruppo di case in pietra abbandonate e in rovina, qui decido di far volare il drone: noto con sorpresa che dall’ altra parte della cresta c’è ancora della neve. 
Dopo un ultimo sforzo arriviamo finalmente alla croce in cima al Monte Crocione. Anche se il tempo non era granché e il sole era ormai sparito da un pezzo, all’orizzonte il tempo era abbastanza sereno da riuscire a vedere le montagne più lontane. Scatto delle foto del lago e anche qualcuna con la macchina a rullino e infine faccio volare il drone per l’ultima volta: al decimo chilometro la cosa che più colpisce nella visuale dall’alto sono le due creste del monte che scendono formando una diramazione: siamo nel punto più alto della zona. Mi rendo conto che nello zaino ho ancora una batteria completamente carica così passo un pò di tempo creando dei filmati panoramici. Nel mentre Letizia mangia il suo secondo panino e Arianna fa su e giù dal sentiero per rendere più dinamici i miei video.  
Ci sarebbe piaciuto stare lì ancora per un po’ ma il freddo ce lo impedisce, così iniziamo a scendere. La discesa passa abbastanza velocemente e verso le 16.00 raggiungiamo la macchina facendo in tempo ad evitare la pioggia. 
Torniamo a casa e ci salutiamo pensando a quale sarà la nostra prossima avventura assieme.
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UN MESE DOPO.
Il 16 giugno sono tornata sul monte Crocione per concretizzare le idee sviluppate in seguito al 6 maggio. Ho portato con me: un lenzuolo bianco e una bandiera.
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Alice Savio, Sguardo molto dall'alto, 2021
Percorso a piedi verso la vetta del monte Crocione, testo, fotografie, disegni pastello su carta, e altri materiali.

Prima gita al Monte Crocione, 6 maggio, percorso di 10 km circa a piedi: 10 foto digitali del paesaggio scattate con un drone al ritmo di una ogni chilometro percorso; 3 elaborazioni fotografiche di 10 disegni del profilo del lago, pastello su carta cm 21 x 29,5; 1 foto del lago scattata in pellicola.
Dopo la prima gita: rielaborazione in bianco e nero delle foto scattate con il drone; progettazione e stampa di una bandiera di tessuto 50x70 cm; creazione di 5 luoghi su google maps in corrispondenza di altrettanti punti percorsi e raccontati nel testo: (1) tre falchi danzano sopra le nostre teste (2) due laghi gialli (3) cellula al microscopio (4) ippopotamo felicementre dormo (5) vasche di sangue. 
Seconda gita al monte Crocione, 6 giugno, percorso di 10 km circa a piedi: posizionamento del lenzuolo bianco sul terreno e 10 foto scattate con il drone al lenzuolo bianco posto al centro del paesaggio; installazione della bandiera e documentazione fotografica della bandiera piantata.