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Chiara Vignandel
Quotidiano oggettivo oggettuale
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Venezia, 7 aprile 2021  

Ciao Paolo,
Come stai? Spero che vada tutto bene e che tu ti stia godendo l’arrivo di questa primavera. 
Qui la bella stagione è sbocciata senza pudore da un paio di settimane e i giorni si trascinano pigramente uno dopo l’altro, tutti piuttosto simili.
Lavorare e produrre qualcosa non è facile per me che, come sai, ho sempre bisogno di stimoli ed è il motivo per cui quotidianamente sottopongo la mia mente e il mio tempo ad una certa disciplina. Cerco di educarmi al lavoro e cerco di farlo con un rigore ed una precisione che non mi appartengono.
Ormai la mia casa è diventata il mio luogo di produzione oltre che il mio luogo di svago, di studio e di riposo, e la maniera in cui sono scandite le mie giornate dovrebbe aiutarmi in questo. Uso il condizionale perché, di fatto, non credo stia ancora del tutto funzionando. Forse non funzionerà mai? Vedremo.
Le notti sono in genere disturbate, dormo abbastanza ma mai abbastanza bene e non mi sveglio mai davvero riposata. Spesso mi vengono idee su quadri da realizzare, cose da scrivere e tecniche da sperimentare nel cuore della notte, suggestioni che poi, inspiegabilmente, al mattino non ricordo o che hanno completamente perso lucentezza e valore. Quindi mi sveglio, mi alzo rapidamente dal letto e preparo la mia mente per una giornata che dovrà per forza essere produttiva, dato che troppe giornate improduttive si sono messe in fila in questo periodo. Tutta la casa è pronta ad accogliere le mie idee e ad essere il luogo in cui dare loro vita, sempre vuota e silenziosa com’è. 
Ma prima il rituale della colazione con il caffè per attivarmi, la doccia per rigenerare il corpo e lo spirito, la mezz’ora di lettura per liberare la mente, la camminata all’aperto per prendere ossigeno e qualche raggio di sole. Ognuno di questi rituali, te lo assicuro, è fondamentale, ma soprattutto ha come scopo quello di prepararmi al lavoro. Non riesco però a spiegarmi come mai ognuno di essi nasconda delle insidie, dei tranelli in cui cado ingenuamente, che mi fanno perdere completamente la concentrazione e il ricordo di ciò che devo fare o che stavo facendo. 
Il caffè, per esempio. Hai mai fatto caso a come l’acqua che bolle faccia produrre alla moka un suono simile ma ogni volta leggermente diverso? Questo dettaglio è fonte di profonde riflessioni e profondo stupore in me. 
Ma ancora, quello che è sempre stato solo il piano in marmo della cucina è ora un universo, uno zoo popolato di forme e figure stravaganti, macchie che mi sembrano ogni volta qualcosa di diverso. A volte penso di prendere una matita e provare a tracciarne i contorni o estenderne le sembianze, ma poi mi ricordo che devo sbrigarmi perché sto sottraendo tempo al mio lavoro. 
Arriva quindi il momento di lavare i denti. Vent’anni di gesti ogni volta uguali e piuttosto inconsapevoli si ripetono sullo spazzolino e sul tubetto del dentifricio ma, chissà perché, in questi momenti tutto assume improvvisamente significato: quante volte avrò spazzolato gli incisivi, avrò usato la stessa cura riservata ai molari di destra per quelli di sinistra, come facevano un tempo a vivere senza il benessere dell’igiene orale. Queste e altro domande attirano la mia attenzione ma, appena in tempo, mi ricordo di non perdere tempo e di dovermi mettere al lavoro.
Le ore nel frattempo passano e una serie di eventi mi tiene inspiegabilmente lontano dal lavoro e della stanza che la mia famiglia ha riservato per me e per il mio lavoro. Il numero di piastrelle del pavimento del salotto, il modo in cui la luce entra dal balcone della mia camera e proietta buffe ombre sulle pareti, la forma irregolare delle pere sul cesto in cucina. Per non parlare poi della radio che proprio oggi non funziona e del postino che saluta la vicina di casa.
Ora di pranzo. Ormai bisogna rimandare.
Dopo un’ora di riposo, necessaria aggiungerei, è arrivato il momento di iniziare. 
Mi siedo al tavolo, preparo i materiali, i fogli, le matite. Comincio a pensare. Nel frattempo le ore continuano a passare.
Chissà come mai in un’intera giornata e con così tanto spazio a disposizione, anche questa volta non ho prodotto niente.
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Venezia, 6 maggio 2021

Mi sono svegliata, ho fatto colazione, mi sono preparata, e sono uscita in bicicletta.
Mi sono recata nell’edicola del centro e ho acquistato l’edizione del giorno del Gazzettino. Tornata a casa ho preparato il tavolo su cui avrei poi lavorato. Ho disposto quindi il giornale e i materiali: riga, taglierino, pastelli, un blocchetto per schizzi, acquerelli, nastro di carta e fissativo.
A questo punto mi sono dedicata alla lettura del giornale, operazione che ha richiesto tutta la mattina. Lo scopo era quello di trovare, nei testi dei vari articoli, delle frasi che potessero essere rappresentate facilmente tramite il disegno. Procedendo con la lettura, dunque, ho tagliato e prelevato i pezzi a cui ero interessata e li ho conservati all’interno di una scatola trasparente.
Ho fatto una pausa per pranzare.
Dopodiché è iniziata la fase del disegno. Ho rappresentato ogni frase in maniera immediata e semplice, utilizzando un pastello marrone sulla carta del blocco. Alla fine ne sono risultati undici disegni.

Nei giorni seguenti, sono tornata sulle pagine del quotidiano e ne ho estratto dei titoli per nominare descrizioni, preghiere, invocazioni alla mia pittura.
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La festa del Cristo senza processione

Alle mie mani, che sono piuttosto grandi.
La destra, quella dominante, ha un vistoso callo
sul dito su cui, da sempre, appoggio penna e pennello.
Alle mie mani che non sono forti
e non sono speciali, ma che mi permettono
ogni giorno di farmi spazio
nel mondo e parlano
più di quanto abbiano mai fatto
le mie corde vocali.
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Ultima chiamata per il mutuo più conveniente

Al latte che bevo
ogni mattina, che mi dà
energia e che è
del bianco più bianco
di tutta la mia tavolozza.
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Il sequestro non si poteva annullare

Al mio grande e caro tavolo.
Su di lui ho studiato e sperimentato
e la sua superficie porta i segni
di ogni singola esperienza pittorica.
A lui perché ci ho cucinato
la colla di coniglio
e ci ho mangiato i pranzi domenicali;
a lui perché ci ho letto libri
e ci ho compilato documenti;
a lui perché ha ricevuto amici e colpi.
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Il primo matrimonio dell’anno sulla spiaggia

L’anziano signore dell’unico negozio
di belle arti che c’è da queste parti
che si è sempre speso per farmi
avere ciò di cui ho bisogno.
Se non ci fosse stato lui,
con la sua pazienza e affabilità,
ad oggi non avrei provato
così tante cose e alcuni dei miei lavori
più interessanti non avrebbero
visto la luce.
Lui parla quasi solo in dialetto,
ma io grazie a lui ho parlato in tante lingue diverse.
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Chiara Vignandel, Quotidiano oggettivo oggettuale, 2021.
Libro d'artista, stampa digitale su carta e stampa a caratteri mobili su similpelle, 21 x 29,5 x 2,5 cm.

Il libro si compone delle seguenti parti: La frase figurabile : 11 tavole, pastello secco su carta, 14,8 x 21 cm, titoli ritagliati dal quotidiano; Illuminazioni : 12 tavole, pastello secco su carta, 10,5 x 14,8 cm, testi originali e testi tratti dal quotidiano; Alla voce pittura : 12 tavole, pastello secco e acquerello su carta, 21 x 29,7 cm, testi originali e testi tratti dal quotidiano; Senza titolo, copia de Il Gazzettino del 6 maggio 2021 ritagliata.

Grazie a: Geppy Sferra (impaginazione), Maria Grazia Frasson (stampa), Oscar Frate (fotografie).